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PROGETTO VULCANO

La potenza
del passato

Un lavoro fatto con mente e cuore

La particolare conformazione del territorio di Roncà, nella zona dell’est veronese, trae le sue remote origini da un oceano caldo e vitale che circa 50 milioni di anni fa fu sconvolto da tre prorompenti eruzioni vulcaniche che con la loro forza modellante ci consegnarono i caratteristici monti che oggi riconosciamo come Duello, Calvarina e Crocetta. 

Queste alture rigogliose dal cuore di basalto e la pelle d’argilla fanno parte dell’ameno territorio ai piedi dei Monti Lessini che in passato accolse dapprima l’insediamento dei Cimbri, le cui vicende s’intrecciarono con quelle degli Scaligeri, susseguiti alla presenza della Serenissima, dove oggi il dialetto veronese incontra quello vicentino.

Questi luoghi pregni di storia e di tradizioni contadine fanno da sfondo al legame indissolubile delle donne e degli uomini della famiglia Zambon con questa terra che, nel corso di quattro generazioni di vignaioli, arrivano ai giorni nostri con la personale interpretazione del territorio fatta da Federico attraverso il progetto Vulcano.

Il progetto Vulcano
"Un percorso personale tra pragmatismo e follia"

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Il Progetto Vulcano nasce dalla visione di Federico d’interpretare il territorio di origine lavica di Roncà come un unicum da cui estrarre, attraverso metodi sperimentali sia in vigna che in cantina, le peculiarità che questa zona sa offrire.
 

Ho sempre pensato che il vignaiolo debba avere il compito di esprimere le potenzialità di un territorio rispettando le differenti caratteristiche che lo compongono: dal benessere del terreno alla giusta maturazione delle uve, tenendo conto del microclima che compone una certa parcella, ricercando e sperimentando le metodologie naturali più innovative per tutelare la vite e la biodiversità del territorio.

Come un'opera d'arte trasforma la materia in emozione, io voglio fare altrettanto portando nel calice le mie origini, il mio terroir e tutta la potenza del Vulcano”      

Federico Zambon

L'ULTRABIO
"La forza di lavorare in sinergia con la natura"

La concezione delle pratiche adottate per la lavorazione dei campi si basano sul presupposto di portare la vigna ad autosostentarsi partendo in primo luogo dalla vigoria del terreno. L'apparato radicale della vite trae giovamento innanzitutto dal ridotto utilizzo di macchinari, mentre il sottosuolo viene vitalizzato con pratiche che al tempo stesso favoriscono la microflora e la biodiversità sia tra i filari che nell’ambiente che li circonda. La tendenza a ridurre l’invasività riprende molti aspetti della biodinamica senza ridursi soltanto ad essa, mantenendo uno sguardo attento verso le nuove realtà e le pratiche naturali avanguardistiche in campo agronomico, senza dimenticare alcuni aspetti fondamentali che la cultura contadina ha saputo tramandare. Le uve maturano in maniera lenta e si mantengono sane fino alle vendemmie tardive attraverso l’apporto fondamentale dello storico allevamento a pergola veronese, la quale dà il suo apporto anche nel contrasto del cambiamento climatico e aiuta a combattere l’innalzamento delle temperature grazie alle sue ombreggiature, evitando il rischio di scottature delle uve e al contempo proteggendo il suolo dall’arsura. In quest’ultima direzione vengono applicate le tecniche di sovescio, che hanno il doppio ruolo di protezione e di fertilizzazione che, unite al riutilizzo di raspi e bucce post pigiatura, rappresentano la concimazione naturale che permette di mantenere un’economia circolare tra il campo e la cantina. Tutte le idee e le pratiche messe in atto si possono riassumere in un solo concetto: l’UltraBio.

LA CANTINA
"Il Vulcano nel calice"

"La filosofia in cantina segue quello che accade nel vigneto, letteralmente."

La prima pratica parte proprio dal campo dove, pochi giorni prima della raccolta a maturazione fisiologica, vengono selezionate le migliori uve per creare il pied de cuve, ovvero lo starter della fermentazione. Il piede di lieviti indigeni viene sviluppato in un primo momento in vigneto dove riusciamo ad estrarre la molteplicità di lieviti presenti nel campo iniziando la fermentazione tendenzialmente in fase di luna piena. Successivamente viene spostato in cantina, dove raggiungerà la piena maturazione per esser poi inoculato nelle masse col compito di innescare la fermentazione.

La conoscenza della materia prima è il frutto di una continua ricerca, e i processi di vinificazione rispecchiano la naturale espressione delle uve senza sofisticazioni, infatti uno dei motti della cantina è quello di conoscere la chimica per non utilizzarla. Gli additivi, siano essi di origine naturale o di sintesi sono banditi, eccezion fatta per una piccola aggiunta di solforosa quando l’annata la richiede.

Gli studi, la competenza e la sperimentazione di pratiche enologiche hanno il medesimo obiettivo, quello di portare all'esaltazione della peculiarità delle nostre uve attraverso processi di vinificazione che ci aiutano a regalare ai diversi vini la loro piena espressione derivante dal nostro straordinario territorio vulcanico.
Il tutto è contornato dall'utilizzo della tecnologia che ci aiuta a prevenire le cause di eventuali difetti che potrebbero insorgere, come ad esempio avviene col controllo delle temperature.

La tecnica enologica invece ci accompagna, in base anche alla tipologia di uve e vini che vogliamo ottenere, con diversi processi e differenti attenzioni, passando da lunghi affinamenti con continui battonage a brevi o lunghe macerazioni in differenti contenitori, come l’acciaio, il cemento e le barriques.

Un lavoro fatto con la mente e col cuore, per trasmettervi tutta l’emozione di ritrovare il Vulcano nel calice.

"Nel mio percorso da vigneron mi sono sempre fatto guidare da tre componenti : l'istinto, la razionalità e la follia. Più una cosa mi sembra sconosciuta ed incompresa, più mi attrae così da spingermi oltre per scoprirla nei lati più nascosti."

Zambon Federico

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